L'AVVENTURA DI UN POVERO CRISTIANO
Comune Assisi
Teatro Studio Assisi
Pro Civitate

“L’avventura di un povero cristiano”   di Ignazio Silone

Il testo riprende e conclude idealmente il percorso narrativo di Ignazio Silone: in esso si ritrova il tema fondamentale del rapporto fra l'individuo e la Chiesa, che si esplica nella figura emblematica di Papa Celestino V.L'avventura di un povero cristiano Il testo vuole quindi fornire una reinterpretazione attualizzata della burrascosa vicenda di Papa Celestino V, che, dopo un certo periodo di pontificato, rinunciò alla carica per tornare a condurre una vita normale. Con questo ultimo romanzo – in forma teatrale - Silone vinse il Premio Campiello nel 1968.  Il libro di Silone descrive in maniera toccante la figura di Celestino, che ci appare così enormemente lontano dalla terzina di Dante che lo descrive come “colui che fece per viltade il gran rifiuto”.

STRUTTURA DELL'OPERA

Il  protagonista di questa storia è un’anima semplice, Pietro Angelerio da Morrone. Era un frate, umile come le sue origini, che adorava trascorrere il proprio tempo in un eremo sulle montagne abruzzesi, lontano da tutto, con la compagnia di pochi intimi e che si ritrovò inaspettatamente a rivestire l’incarico di sommo Pontefice.
Che si sia trattato di una tattica politica per la situazione del momento o di una decisione volta all’innovazione di quelle che sono sempre state scelte guidate del Conclave, il povero cristiano fu preferito ai cardinali e introdotto in un mondo in cui tutto era nuovo, sconcertante, difficile. Sarà dura per Pietro, eletto il 5 luglio 1294 con il nome di Celestino V ed incoronato a L’Aquila, gestire il nobile ma oneroso incarico cercando di rimanere se stesso.
Dovrà superare ripensamenti, tentennamenti, malinconia, e affrontare altre innumerevoli situazioni così differenti e pesanti da quella sua piccola e tranquilla realtà che tanto aveva agognato durante gli anni precedenti e tanto aveva desiderato fosse l’ultimo posto dove poter vivere in serenità fino alla fine dei suoi giorni. 
Il contesto papale, estraneo, finirà per soffocare il nostro Celestino, che deciderà di abdicare dopo pochi mesi dalla nomina, compiendo quel gesto che qualche anno dopo Dante Alighieri descriverà come "il gran rifiuto" e,  per tale motivo, gli varrà un posto tra gli Ignavi.

Ignazio Silone rende omaggio ad un personaggio, oggi noto, che non dovrebbe essere giudicato ma solo conosciuto e che lasciò un segno profondo sia nell’ambiente clericale sia in quello laico, un segno così profondo che gli valse la canonizzazione nel 1313.

LA TRAMA

Sullo sfondo, le vicende del lunghissimo Conclave iniziato nell’aprile del 1292 alla morte di Niccolò IV e protrattosi, per l’unica volta nella storia della Chiesa, per ben ventisette mesi: la lotta, durissima, anche fisica, tra le due fazioni rappresentate dagli Orsini e dai Colonna che, per la loro brama di potere, tengono in scacco il Sacro Collegio e fanno sprofondare Roma, senza governo, nella disgrazia e nelle sommosse. Proprio per questo, in costanza di una lunghissima Sede Vacante, il Conclave si spostò a Perugia dove il 29 agosto 1294, tra lo stupore di tutti, elesse Papa l’anziano eremita. Fra' Pietro è combattuto: sa di non essere all’altezza del compito, ma sa anche che forse la sua elezione è frutto della volontà di Dio di riformare la sua Chiesa, di un cambiamento della medesima che è un ritorno alle origini, alla povertà, alla semplicità, all’amore per Cristo ed il prossimo. Alla fine accetta l’elezione ed assume il nome di Celestino V: rifiuta categoricamente lo sfarzo di una processione solenne e dei cavalli bianchi coi pennacchi che erano stati preparati, si veste con un semplicissimo camice bianco ed un piccolo crocifisso di legno, sale in groppa ad un asino e, scortato da Carlo d’Angiò re di Napoli e da suo figlio Carlo Martello, dai quali il nuovo Papa ottenne protezione, si reca presso il Collegio dei cardinali per accettare l’elezione.
 Celestino, proprio per la sua vicinanza a Re Carlo, sposta a Napoli la sede Apostolica e lì si imbatte col marcio che c’è nella Chiesa: si trova a dover far fronte ad edicole sacre costruite coi soldi dei bordelli e con bolle recanti in calce la sua firma falsificata. Ben presto Celestino comprende di non poter attuare la sua idea di riforma della Chiesa nel senso di riportarla ad una dimensione povera ed onesta come predicavano Francesco d’Assisi e Benedetto da Norcia: gli scontri coi cardinali sono sempre più forti e Celestino, per la prima ed unica volta nella storia della Chiesa, abdica.

 E’ il 13 dicembre 1294: il 192° Papa legge una formula preparata dal Cardinale Benedetto Caetani (che sarà il suo successore col nome di Bonifacio VIII), si spoglia del suo povero abito pontificale e dell’anello del pescatore, e torna uomo qualunque nella sua Maiella. Tuttavia, viene ben presto ricercato per ordine proprio di Bonifacio VIII, che teme uno scisma della chiesa Francese (vicina a Carlo d’Angiò) che riconosce come vero Papa Celestino V. Per Fra' Pietro inizia la fuga: arriva fino al Gargano, tenta di salpare per la Grecia, ma una tempesta affonda la sua barca e lo costringe a tornare a terra, dove viene arrestato dal Sant’Uffizio.  In un ultimo incontro con Bonifacio VIII, nella villa dei Caetani ad Anagni, colui che fu Celestino conferma che il nuovo Papa non ha nulla da temere da lui, ma si rifiuta di appoggiare la linea del nuovo pontefice, incentrata sul primato del soglio di Pietro su tutti gli altri Stati. Celestino comprende che per lui è finita, ma non abiura: la Chiesa che sogna non è una superpotenza mondiale, arbitro in terra del bene e del male, ma una guida morale per gli uomini ed un appoggio per i poveri. Bonifacio è furente: ordina che il suo predecessore venga rinchiuso nella Rocca di Fumone, carcere durissimo, con celle in cui si entra carponi e prive di finestre. Pietro – Celestino morirà lì, all’età di 81 anni e sarà poi –ipocritamente – fatto santo dalla Chiesa che lo ripudiò.

PERSONAGGI

Fra' Pietro Angelerio (Celestino V)                         Marcello Filippucci
Cardinale Benedetto Caetani (Bonifazio VIII)       Carlo Menichini
Il segretario di Celestino V                                     Francesco Scilipoti
Don Costantino, parroco                                         Enrico Maccabei
Concetta, popolana                                                  Cristina Bastianini
Un banditore                                                            Giuseppe Brizi
Fra'  Ludovico                                                          Simone Pepponi Fortunati
Fra'  Tommaso                                                          Michele Oligarchi

                              Regia        Giuseppe  Brizi

Audio e Luci                                                             Giuseppe Brizi
Musica  ed  effetti                                                     Simone Marcelli
Allestimenti scenici                                                   Enrico Maccabei

Si ringrazia particolarmente Paolo Piselli per la preziosa collaborazione nella realizzazione del video che ha accompagnato il testo teatrale.

Si ringrazia la Pro Civitate Christiana per l'uso delle immagini tratte dal “Miserere” di  Georges Rouault, custodite nella Galleria d'Arte Contemporanea.